LA MERCANZIA
Rivista trimestrale di informazione della Camera
di Commercio.
Europa,
l'importanza "Fare Gruppo"
di Paolo
Zavoli
Lo
spirito e la volontà di
collaborazione tra i vari
partners europei dovranno
sempre di più essere il
collante per costruire il
futuro della CE.
Navigando in
Internet si può avvistare alla deriva il politologo giapponese
- americano Francis
Fukuyama, che nel suo libro Trust, (fiducia), avverte la necessità
di formare gruppi più grandi della famiglia e più
piccoli dello stato denominandoli «associazioni fiduciarie».
Gruppi al di sopra dell'individuo che non sono lo Stato ma che
semplicemente favoriscono l'armonia e la disciplina nel lavoro
e garantiscono il risultato. In un altro suo saggio «Confucianism
and Democracy» (apparso sulla rivista Journal of Democracv
aprii 1995)» indica i li-miti desiderabili della libertà
individuale. Secondo lo scrittore il caos è il pericolo
più grande delle democrazie industriali d'occidente le
quali non sembrano più in grado di combinare armonica-mente
lo sviluppo economico, la politica e la vita individuale. Sempre
più diritti e sempre più reclami di identificazione
e di stile di vita, risultano ingovernabili e, difficilmente,
coesistono con le esigenze di uno sviluppo economico globalizzato.
Se le guerre, da militari, diventano industriali, le forze economiche
devono poter
contare, per vincere sulla stessa coesione che, in passato, hanno
avuto gli eserciti.
Esco, accendo il televisore e dopo un veloce zumping appare Torino,
29 marzo 1966. Inizia la Conferenza Intergovernativa del-
l'Unione Europea chiamata ad esercitare la funzione di ingegnere
ed architetto delle istituzioni europee del 2000.
All'esame di un profondo lifting: la Commissione Europea, troppo
affollata; il Consiglio dei Ministri, il cui sistema di attribuzione
dei voti dovrà essere temperato; il Parlamento Europeo;
la cui base elettorale degli curodeputati dovrà essere
revisionata estendendone il potere e snellendo contemporaneamente
la proceduta di codecisione; infine, la Corte di Giustizia delle
Comunità Europee, alla quale certa-mente dovrà essere
conferita una maggiore indipendenza.
Ma il Cig (così viene denominata la Conferenza Intergovernativa)
dovrà percorrere un lungo cammino che non avrà come
scopo la sola riforma di Maastricht bensì il futuro dell'Europa.
Quali siano 1c ricette oggi per sfuggire al possibile Caos di
do-mani ci vengono enunciate dai più importanti esponenti
europei anche se nessuno, forse, possiede quella definitiva.
Ilelmut Kohl è indubbiamente il più impegnato in
senso federali-sta ma la Gran Bretagna di Major non condivide
che un'Europa federalista abbia un ruolo trainante nella politica
di sicurezza soprattutto attraverso una difesa comune. Sostegno
pieno, invece, alla Nato a cui solo spetta il ruolo di pietra
angolare della sicurezza e che, ovviamente, non può prescindere
dall'insostituibile alleanza con gli Stati Uniti. Al massimo si
ammetterebbe una politica estera di stampo economico e commerciale
la quale però non dovrà avere il predominio di Bonn.
A sua volta Jacques Chirac vuole assicurare alla nazione transalpina
quel primato politico in Europa che è sempre stato, in
questo dopo guerra, di esclusivo appannaggio della Francia. Per
la Parigi gollista lo stato-nazione rimane più che mai
il luogo centrale del contratto democratico tra i cittadini ed
i suoi rappresentanti. Non è concepibile un super stato
europeo in quanto tutto il potere deve restare ai governi e ai
parla-menti nazionali.
Ciononostante la Francia ultimamente ha proposto un esercito sovranazionale
dei Quindici desti
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