<<Il
datore di lavoro è responsabile di cio che accade in azienda>>
Anche
il datore di lavoro è responsabile, se pur indirettamente,
verso il dipendente che subisce molestie da parte di colleghi
o superiori all'interno dell'azienda. La responsabilità
sta nel fatto che deve impegnarsi per evitare che si verifichino
episodi di questo tipo, e comunque
impedire in ogni modo che si ripetano. Lo ha deciso il pretore
del lavoro
di Modena con una sentenza rivoluzionaria - e prima in Italia
- che ha
dato ragione ad una donna che chiedeva il licenziamento per giusta
causa, dopo essere stata oggetto di attenzioni morbose da parte
di un collega che la tormentava sul lavoro. Paolo Zavoli, di Bolgna,
l'Avvocato della donna, è più che soddisfatto per
come sono andate le cose: <<Il Pretore è stato coraggioso
e ha affermato un principio che in Italia ancora fatica ad imporsi:
i dipendenti devono essere messi in condizioni di lavorare al
meglio anche dal punto di vista psicologico.
Negli Stati Uniti è stata pensata una legislazione che
tuteli la serenità dei lavoratori, noi invece abbiamo dovuto
rifarci ad una vecchia norma del codice civile. Questa sentenza
però potrebbe aprire la stranda a importanti novità>>.
Il pretore che si è trovato davanti al caso ha dichiarato
che se il datore di lavoro non interviene in modo attivo per far
si che l'ambiente sia sano anche dal punto di vista psicologico,
il dipendente ha il diritto di recidere il contratto per giusta
causa.
La sentenza è stata depositata in questi giorni, ma la
vicenda è iniziata parecchio tempo fa.
Nell'autunno del '95 una giovane donna, assunta in una azienda
industriale di media grandezza che si trova in provincia, aveva
denunciato alla magistratura un collega che aveva iniziato a coprirla
di indesiderate "attenzioni". L'uomo non era discreto
o gentile, le avances erano pesanti e fastidiose. La donna, che
tra l'altro per motivi di lavoro ere costretta a passare tutta
la giornata insieme al collega, aveva più volte cercato
di porre fine al pesante corteggiamento; non ottenendo risultati
aveva denunciato alle autorità la vicenda. E nello stesso
momento aveva avvisato il datore di lavoro di quanto stava accadendo.
Dopo qualche giorno l'uomo è passato hai fatti e ha importunato
la donna in modo inequivocabile. Quest'ultimo approccio -subito
riferito ai superiori - ha provocato nella dipendente una forte
crisi che l'ha costretta a rimanere a casa per qualce tempo: tornata
al lavoro ha scoperto che non solo nulla era stato detto all'uomo
e nessuna sanzione era stata decisa, ma anche che avrebero dovuto
lavorare nuovamente gomito a gomito. Non ha sopportato tanto è
si è licenziata invocando la giusta causa. Il datore di
lavoro però non l'ha concessa, è la a trattenuto
dalla liquidazione il mancato preavviso. La donna a quel punto
si è rivolta al pretore.
Il collega della donna è stato condannato per molestie
nel '96, nel '97 il pretore del lavoro ha svolto la prima udienza
sulla vicenda. Nel giro di un anno ha preso la sua decisione e
costretto l'imprenditore a risarcire con due mensilità
l'ex dipendente. Anche se la somma non è molto elevata
la donna si è detta soddisfatta per aver ottenuto giustizia.
<<C'è stato un cambiamento nel tessuto sociale verso
questo tipo do problemi - ha detto l'avvocato - . Non volevamo
spaventare gli imprenditori paventando risarcimenti miliardari>>.
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