LA MERCANZIA
Rivista trimestrale di informazione della Camera di Commercio.

Il ponte ideale per il Nord America

di Paolo Zavoli

Grazie ad un'azzeccata
lotta all'inflaione e ad un
vasto programma di
privatizzazioni, il Messico
si avvia sempre più a
divenire un mercato ideale
per effettuare validi
investimenti produttivi


Negli anni 80, quando negli Stati Uniti le aziende ottenevano il massimo degli utili e l'era reganiana sembrava destinata a porta-re benessere in ogni nazione industrializzata, l'economia messicana registrava il massimo dell'inflazione, sino ad arrivare al 160%, con un indebitamento estero di proporzioni impensabili al punto che le importazioni erano tutte sospese. Ad Harward questo stato dell'economia viene indicato con il termine «stagflation», il peggio che possa succedere ad un paese.
Quel Messico autarchico, in procinto di scivolare nel terzo mondo, aveva un establishment che controllava l'intera struttura commerciale e industriale, non concedendo all'iniziativa privata neppure la vendita delle bibite nelle sale cinematografiche. La corruzione era generalizzata e l'inefficienza della macchina sta-tale si presentava sfacciatamente agli utenti.
Quando si era giunti alla conclusione che il Messico era il prototipo dei paesi a rischio e gli investitori internazionali avevano imputato come inesigibili i loro crediti, il carattere e la cultura del popolo messicano prendevano il sopravvento per iniziare una svolta sia interna che nei rapporti di politica estera.
La scelta del nuovo gruppo dirigente cadeva su un giovane tecnocrate di 37 anni, formatosi nelle migliori università americane ma legato saldamente alla storia ed ai costumi del proprio paese, il qua-le, coadiuvato dalla volontà popolare, iniziava la demolizione del vecchio potere rimasto sino al allora in mano a poche famiglie.
Era il 1987, il mito della rivoluzione di Madero, Pancho Villa e Zapata prendeva le sembianze, in chiave moderna, del neo presi-dente Carlos Salinas De Gortari eletto con suffragio universale.
Una democratica ma profonda «rivoluzione» che, come prima tappa, si prefiggeva la riapertura del paese all'estero ed alle esportazioni, per poi concentrarsi sulla lotta all'inflazione e sulle privatizzazioni.
Oggi, 1994, il Messico ha un deprezzamento della moneta dell'8% con un tendenziale verso il 6% ed il debito estero è sotto controllo, la sua incidenza infatti è ora passata dall'80 al 20% del Pii; la moneta, il pesos, è saldamente ancorata al dollaro e questo costituisce una notevole garanzia per

>>continua

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